Domenico Zavattero.

Eroe davvero.

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1907. L'Iniziativa Editrice, Rimini.
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Questo testo  stato curato per il "Progetto Manuzio" dall'associazione culturale Liber Liber.
Il progetto, aperto a chiunque voglia collaborare, si pone come scopo la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
     Fondazione Ezio Galiano onlus
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ad esclusivo uso dei privi della vista.
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1.
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"Mamma,
"Domani il mio reggimento parte; esso  diretto alla frontiera...
"Che cosa significhi ci, in questo momento, il tuo povero cuore di madre non comprender che troppo chiaramente. Fra qualche giorno il figliuol tuo sar imbrancato nell'orda di giovani spauriti e briachi che con l'arme in pugno si scaglieranno contro altri gagliardi nati di donna, a dare e ricevere morte.
"La patria lo vuole; la patria mi chiama...
"Essa  pi forte di te, madre mia!
"Intanto al di qua e al di l della frontiera, migliaia di vecchierelle canute, rannicchiate nella penombra fredda dei tuguri e delle soffitte, penseranno trepidanti a quel "povero ragazzo" smarrito laggi, nei campi insanguinati sui quali un ciclone umano, terribile e devastatore, avr segnato la propria traccia; e le loro labbra tremanti pronuncieranno - mentre le mani grinzose congiunte si leveranno al cielo - la giaculatoria che  tutta un poema di rassegnazione: "Sia fatta la volont di Dio!"
"Oh, madre mia!... Avr io la forza di puntar l'arma omicida contro il petto d'un mio simile, mentre non posso svellermi dall'anima il pensiero del tuo strazio, o madre, allorch ti fosse recata la notizia che un altro, simile a me, scaricando contro il petto mio il proprio schioppo, n'avesse tolto di vita?
"No, non voglio neppur supporre ch'io non abbia pi da tornare; n voglio che queste mani, ora occupate a tradurre in iscritto - per te - quanto mi si agita in cuore, abbiano a versare sangue.
"Eppure... se non dovessi tornar pi? Ma... e se per difendere la vita mia dovessi spegnere la vita altrui?...
"Ahi, l'incubo orribile!... Oh, i delitti che sto per commettere!
"Non so, non so ancora quello che far, madre santa; ma checch accada, sappi, in questo supremo momento, che il tuo Ernesto, o madre, non avr agito da tristo, non si sar comportato da vile.
"Addio, addio... oh no!... A rivederci!"

2.
All'indomani Ernesto part per la frontiera.
Stipati in un pesante carrozzone (ve n'erano una settantina, di quei carrozzoni trainati da due locomotive sbuffanti) i giovani militari cercavano d'ingannar la noia del viaggio e dissimulare l'interna trepidazione intonando canzoni bellicose.
Chi avesse letto la lettera vergata da Ernesto il d prima, se ne sarebbe figurato l'autore pallido, inquieto, travagliato da un'invincibile angoscia. Invece Ernesto era calmo, quasi sereno. Per non s'univa, egli, al coro dei commilitoni. Non aveva bisogno di cantare per farsi coraggio; solo per garbatezza di buon camerata aveva accettato di portare alle labbra un bicchiere colmo, offertogli dai chiassosi compagni di viaggio. La tranquillit dell'animo egli non la cercava nel vino. Gli altri tracannavano tutti.
- Ci d del brio - dicevano.
E qualcuno era mezzo brillo.
Oh, le lunghe ore trascorse in quel carrozzone, stipati come in un barile, oppressi dall'arsura di quella limpida giornata di giugno!
La campagna sembrava fuggire a ritroso, fuori dei finestrini spalancati; i caselli s'inseguivano, le stazioni si succedevano rapide, senza una fermata, senza un secondo di respiro. V'era da crepare, l rinchiusi!
Incominciavano le delizie della guerra.


3..
Erano avvenuti i primi scontri col nemico.
E quanti feriti gi, nelle ambulanze!
Anche i morti si contavano a centinaia; e li andavano seppellendo o cremando, a combattimento terminato, sullo stesso campo di battaglia, nemici e compatriotti alla rinfusa in roghi enormi o in ampie fosse comuni. La terra, questa gran madre, questa nutrice di tutti, apriva indifferente il proprio grembo ai caduti d'ambe le parti; e i campi fecondi, bench offesi dalla devastazione dovuta all'ira furente degli uomini, agli uomini non negavano la pace eterna sotto le loro zolle, trasformate in sudari.
Non rinvenivano forse un compenso alla devastazione patita, sotto forma d'ingrasso per le germogliazioni future?
Il reggimento nel quale si trovava Ernesto, era inquadrato nel corpo d'esercito la cui entrata in azione doveva essere imminente. Accampato a pi di verdi colline circondanti una pianura tutta a campi e pascoli, ricevette una sera l'ordine di mettersi immediatamente in marcia.
E via, quelle migliaia di uomini, silenziosi, a traverso il vasto piano, nella notte buia! Avanti, fra le tenebre; avanti verso la lotta, verso la morte!
S'inoltrarono in uno stretto passo, fra alti colli scoscesi; s'inerpicarono, nel buio fitto, in gran silenzio; dopo un breve alt ricevettero l'ordine di scaglionarsi, in un triplice ordine di trincee che si diedero febbrilmente a scavare.
L'alba che spunt in un cielo di cobalto, venne salutata da un rombo prolungato, tuonante lontano, a destra...
Come un brivido pass in quella massa umana, appiattata nei ripari.
Il rombo non tard ad avvicinarsi, a farsi distinto, sempre pi insistente; tuon vicinissimo, improvviso, al disopra delle teste, solcato da sibili acuti.
L'artiglieria che il reggimento d'Ernesto doveva sostenere, entrava in azione.
E il sole rutilante in una fantasmagoria di luce, sorgeva ad illuminare l'atroce scena di due orde di uomini rabbiosamente alle prese.


4..
S'era in pien meriggio. La lotta durava ormai da molte ore; il campo di battaglia offriva l'aspetto d'un immane carnaio. Assalti dopo assalti, impetuosi, furiosi s'erano dati dall'una e dall'altra parte, senza definitivi risultati.
Centinaia di cadaveri giacevano al suolo. Si scorgevano l, sfigurati dalle ferite e dalle ultime strette convulse dell'agonia, punteggianti il verde della pianura, il grigio dei rocciosi declivi. S'andavano raccogliendo i feriti, sotto i proiettili, per trasportarli alle ambulanze.
Armi spezzate, lembi d'uniforme, arnesi d'equipaggiamento erano sparpagliati dappertutto. Gemiti e lamenti riempivano l'aria, laceravano gli orecchi... E sempre pi insistente, pi rabbioso si sentiva in alto il sibilar degli obici, lo scoppio secco delle bombe seminanti attorno la strage . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Il reggimento d'Ernesto, sino allora tenutosi immoto nelle trincee, ricevette l'ordine di muovere all'assalto. Si trattava di conquistare o di sloggiare una batteria nemica che, riuscita a prendere posizione sulla sua sinistra, lo colpiva d'infilata. S'avvicinava anche per Ernesto il momento di servirsi delle armi, di dar la morte ai suoi simili...
Come si sarebbe comportato? Lo sapeva ben lui, che s'era scolpita in cuore una solenne promessa!
Molti dei suoi compagni d'arme, allo squillar del segnale d'attacco, s'erano fatti lividi in volto. Quanti fra essi avranno invidiato quei pochi rimasti, durante la mattinata, non gravemente colpiti nella trincea dal rimbalzo di qualche scheggia di bomba!
- Che caldo, dio buono! - balbett uno dei soldati, tanto per dire qualche cosa.
- Fra poco far ancor pi caldo - ribatt un vicino sogghignando.
S'ordinarono rapidamente; quindi il reggimento si mosse e, sbucando di dietro una folta macchia, usc all'aperto, prese lo slancio sotto un fuoco micidiale.
Nel frastuono infernale dell'azione ingaggiata a destra, a sinistra, di fronte, per ogni verso tutt'attorno a lui, come sopra un'immensa scacchiera, Ernesto perdette ben presto la precisa nozione delle cose. Sembrava che una forza ignota lo spingesse, lo portasse innanzi, come in un gigantesco turbine di uomini e di cose, nel quale la coscienza di s naufragava smarrita nel numero, nella collettivit; non era pi che un atomo d'un sol corpo, una pagliuzza travolta dal ciclone imperversante, parte essa stessa del ciclone. Non aveva pi volont; non si sentiva pi di guidar le proprie mosse, signoreggiare le proprie azioni. Travolto nella furia collettiva, trascinato in quella corsa pazza, precipitava in avanti, come colpito da vertigini... Un urlo immenso saliva attorno a lui; gli sembrava di urlare egli pure, a fauci spalancate...; ma non n'era certo. Sentiva, per, oh se lo sentiva!... che da un momento all'altro, nell'istante tragico dello scontro, in quel singolare stato d'animo, avrebbe sparato con quell'arme infame, avrebbe colpito con quella baionetta luccicante all'estremit del suo fucile...
Ecco in qual modo l'uomo si trasforma in belva, senza volerlo, senza saperlo!
Ah! la guerra... La guerra!...
- No, non voglio ammazzare! - sembr dirsi nel profondo dell'anima.
Si sforz di rallentare la pazza corsa; si sent premere, spingere di dietro. Tent di guadagnare i lati del turbine umano che lo trascinava innanzi; le stesse spinte, le medesime pressioni, anche ai lati!
No, non era pi lui che avanzava; l'uragano vivente lo costringeva a turbinare cos, come una pagliuzza...
Pu l'arboscello, pu il ciottolo, pu il bioccolo di neve facienti parte d'una valanga, arrestarsi a met cammino, ricusarsi di seminare la strage sul proprio passaggio?...
E gli obici scoppiavano fragorosamente al di sopra, all'intorno, aprendo vuoti paurosi nella massa degli uomini... Si scendeva, si risaliva, si precipitava in basso, si arrampicava, scavalcando, incespicando, balzando, senza guardare, senza vedere. Il caduto veniva calpestato dai sopravvenienti...
Avanti, avanti!
Da quanto tempo si correva cos? Parevano trascorse delle ore, ma evidentemente non si trattava che di pochi minuti.
Ad un tratto Ernesto vacill; qualche cosa si mosse sotto i suoi piedi, precipitando... ed egli ruzzol in basso, tenendo stretto in pugno il fucile. L'uragano vivente pass, mugghiando da mille bocche e s'allontan su per un'erta, mentr'egli, stordito e atterrito, terminava il ruzzolone in una caduta.
Che cosa gli accadeva?
Cacci un grido, diede un tonfo e svenne.

5.
Non doveva essere rimasto gran tempo in quella situazione, giacch quando risens, il delirio della battaglia infuriava ancora, quantunque un po' spostato verso sinistra.
Il luogo in cui si trovava, era una spaccatura di colle, non molto profonda e di molle terriccio. Indovinava ora la cagione del capitombolo: un masso - che giaceva poco lungi - s'era staccato sotto ai suoi piedi, mentr'egli correva a precipizio nel furor dell'attacco ed era rotolato lungo il nudo pendo; egli, affannato, preso cos all'improvviso, era caduto a sua volta.
All'infuori delle membra un po' indolenzite, non sentiva per alcun male.
Che fare?
Raggiungere la truppa, ricacciarsi nella mischia?
Poco lungi da lui una polla d'acqua scaturiva limpida da una fenditura e se n'andava serpeggiando, accompagnata da un mormorio lieve come un sospiro, fra alcune rade macchie d'arbusti. In alto, nel cielo del quale di l in fondo si scorgeva un lembo appena, [il sole] risplendeva infocato.
Ernesto raccatt il fucile e si diresse verso la sorgente.
La battaglia accennava a allontanarsi; il rombo delle artiglierie si faceva meno distinto, sempre pi lontano, verso sinistra; la moschetteria crepitava pi fievole, ad intervalli; lo strepito immane della mischia giungeva a lui ad ogni minuto pi confuso.
Ahi, gli orrori di quella giornata; la cieca furia di quegli uomini che si sventravano a vicenda, senz'essersi veduti mai, senza mai aver avuto alcun motivo di odiarsi!
Portava impresso nella mente - e non si sarebbe cancellato mai pi!... - il quadro del campo di battaglia. Quanta strage, dio mio!... quanti cadaveri orrendamente mutilati, giacenti l, pei campi, in cento guise stravolti per le convulsioni dell'agonia! Quanta florida giovent spenta!
E i feriti, quelle centinaia di feriti che gli erano passati vicino, spasimanti sulle barelle insanguinate, con le vigorose membra in frantumi, col corpo straziato da orribili piaghe?
Raccapricci, all'evocazione del macabro spettacolo.
- Io almeno non ho da rimproverarmi nessuna di quelle morti, di quelle sofferenze,!... Cadere io, soffrir io, se mi fosse toccato... pazienza! Ma uccidere un mio simile, mai, mai!...
E dalla visione sanguinosa della battaglia, cadeva quasi inconsapevole in rosee fantasticherie: una umanit di esseri felici, assorti nell'opera feconda di produzione, ricreati da un'esistenza radiosa di fratelli, senza pene, senza stenti, senza inimicizie.
Adagiato sul margine del ruscello, sognava, dopo avere avidamente tuffate le arse labbra nell'onda limpida che scorreva cantandogli la lieve sua canzone.
Un cardellino, a pochi passi, nel fitto d'un cespuglio. gorgheggiava con la gola canora, inconscio della strage vicina, ignaro degli odii umani.
Ernesto si sentiva cullato, rapito da quella musica, guarito da quel balsamo di pace, aveva scordato la battaglia...
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Tese ad un tratto l'orecchio... Gli era parso di udire uno scalpicco avvicinarsi dall'ingresso della spaccatura.
Non s'ingannava; balz impetuosamente in piedi, con l'arme in pugno, all'improvviso apparire di un'uniforme... l'uniforme dell'esercito nemico.
- Uccidere un mio simile, mai, mai! - ripet mentalmente, macchinalmente quasi, mentre osservava immobile l'essere che avanzava.
Eppure bisognava uccidere, se era duopo difendersi!.... Oh, la fatalit degli eventi!
Scorgendo Ernesto, colui che s'avanzava erasi arrestato di botto; e - forse mal interpretandone la mossa - affrettossi a cercare uno schermo dietro il grosso fusto d'un albero vicino.
Ernesto, dal canto suo, per rassicurarlo, fece scattare - con la canna in alto - l'arma scarica, gettandola poscia, con atto di disprezzo, sul molle tappeto di verzura, per far intendere che non era punto intenzione sua sparare.
A quell'atto, lo sconosciuto abbandon tosto il proprio momentaneo riparo ed accostandosi esclam:
- Alla buonora! Neppur a me, sapete!?... garbano cotesti gingilli. Non ho ancora sparato un sol colpo... La canna del mio arnese  vergine.
Ernesto strabili, lieto nello stesso tempo di sentire il proprio idioma sulle labbra di quello straniero.
In breve si furono vicini, interrogandosi a vicenda con lo sguardo.
- Siete mio prigioniero, o sono io il vostro? - sclam, ridendo, lo sconosciuto dopo quel rapido, muto esame.
- Ci dipende dalle vostre intenzioni - rispose Ernesto sul medesimo tono. - Da parte mia, il nemico non ha danno alcuno da attendersi: non sono disposto n a pigliarvi pel bavero, n ad infilarvi sulla punta della mia baionetta.
- Oh, neppur io, non dubitate.
S'erano seduti entrambi, accanto l'uno all'altro, come due buoni camerati. Lo strepito della battaglia s'andava allontanando sempre pi.
- Dev'essere una giornata tremenda - not Ernesto dopo avere a lungo ascoltato l'eco dei colpi ed i cento brusii confusi che il vento recava laggi, in quella tranquilla spaccatura di monte. - E par che si tratti d'una battaglia importante...
- Non tanto, mi pare. Un grosso combattimento... Se cos non fosse, credete che saremmo tanto sicuri, qui, a pochi passi, direi, dai nostri reggimenti?
- Parlate abbastanza bene la mia lingua - osserv d'un tratto Ernesto.
- Sono stato parecchi anni nel vostro paese; e lo amo... come amo, d'altronde, tutto il mondo!
- E... in qual modo siete capitato qui?
-  semplicissimo; sbandatasi la mia compagnia davanti l'impeto d'una carica avversaria, io, che non cercavo se non l'occasione di tirarmi in disparte, invece di tornare a raggrupparmi, mi sono allontanato dalla carneficina. Non ho sparato un sol colpo, in tutta la giornata... Non voglio far l'assassino, io!... Vidi in lontananza questa spaccatura; ho notato che il ruscello scorreva di qui; ne ho risalito il corso... ed eccomi... mancante, s, al mio dovere di soldato, ma n ucciso n uccisore... Non  meglio forse?...
- Dunque, non piace neppure a te combattere...?
- Misericordia!... Come potrei essere cos barbaro!? Non hai famiglia, tu, dimmi?
Si davano del tu, ora, da vecchi amici.
- Ho la madre...
- Ed io ho moglie e figli! Moglie e figli a casa, che mi aspettano, che trepidano sulla mia sorte, che piangerebbero la mia morte e vivrebbero una vita di miserie se un altro uomo mi scannasse! Potrei - a parte ogni altra considerazione - togliere il marito ad altre donne, il padre ad altri bambini, pensando al dolore e alle tribolazioni dei miei, s'io venissi loro a mancare? Hai la madre, tu... Pensa... se non avesse da rivederti...?
Ernesto gli afferr vivamente un braccio.
- Taci, ah, taci!... - mormor. -  quello appunto che le ho scritto la vigilia della mia partenza pel campo. Io per non mi sono scartato di mio proposito; durante un assalto son rotolato quaggi... Stavo per ripartire, per raggiungere i miei compagni, quando, tu sei arrivato. Lo faccio adesso...
- Ah!...
- Sono per determinato a non sparare un sol colpo...
Lo straniero rise d'un riso nervoso.
- E rischiar di farti ammazzare come un montone...!?
- Lo preferisco all'uccidere.
- Ma  stoltezza! E come ti sembra possibile!? Dimmi: se incontrandoti qui avessi cercato, da buon nemico, di mandarti una palla nel petto...?
Ernesto l'interruppe con un gesto.
- Mi sarei arreso - afferm.
- Se non t'avessi capito... se avessi voluto incrudelire... E poi, l, nel furor della mischia, credi tu possibile di non lasciarti trasportare dal comune delirio... e sparare, e colpire senz'accorgertene?
Ernesto rest mut; ricordava troppo bene come poco prima, durante l'assalto, avesse momentaneamente perduto la coscienza della propria individualit, fosse stato sul punto di non sentirsi pi che un fatale ingranaggio d'un orribile congegno di morte. La sola caduta l'aveva salvato dal farsi uccisore suo malgrado.
- La guerra  cos - prosegu lo straniero. - O non parteciparvi, o se ci sei... bisogna ballare. Io, vedi, pensandola come te, sono stato pi logico; alla prima occasione me la son battuta. Ho forse fatto male, dimmi!?
Ernesto ebbe un istante di esitazione.
- Disertare volontariamente il campo - mormor - mi sembra un'azione vile...
Il volto del suo interlocutore si contrasse, imporporandosi: gli si strinsero le pugna.
- Vile!.... vile chi si ricusa di scannare il prossimo... - grid - e non intende farsi scannare!? Vile perch non m'importa un fico delle querele che possono aver fra loro i miei governanti!? Venga, venga a dirmelo sul viso, chi mi credesse un vile... Allora potr provargli che a diciott'anni avevo gi affrontato due volte la morte in un incendio e in un'inondazione per la salvezza altrui... cosa che non far mai per l'altrui perdita! Potr dimostrargli che non ancor ventenne stetti trentadue ore in mare, in tempo di burrasca, con la morte alla gola, pel salvataggio d'una barca da pesca!... Ecco dove trovo utile arrischiare la pelle... Ma in guerra... ammazzar la gente per l'interesse dei nostri padroni... per la patria... ah, ah! Domani, a guerra finita, vincitori o vinti, che cos'avranno guadagnato i poveri diavoli? Gli sbirri porteranno un'altra montura, le leggi un altro frontispizio; gli ordini verranno da oriente invece di venir - come prima - da ponente; la capitale sar al nord, mentre avanti la guerra era al sud... ma nulla in sostanza sar cambiato. Se la difendano essi, la patria; lo so io quando mi dovr battere... e contro chi!
Gli fiammeggiavano gli occhi, in cos dire. Ernesto lo ascoltava, con un sorriso d'approvazione sulle labbra.
- Giusto... giusto!... Ecco, tu ragioni, per dio! Quello che io facevo per sentimento, tu lo fai per ragionamento. Ma dimmi... Perch non hai disertato?
Il giovane, tornato calmo, lo fiss a lungo.
- Disertare!? - rispose. - Non potevo. La guerra  scoppiata improvvisa; dove andare? Ho famiglia, lavoro assicurato in paese, mentre fuori, all'estero... chiss! Ma non sono cotesti, d'altronde, i motivi principali; ho un dovere da compiere. Oh, piccola cosa...! O meglio, il dovere  immenso; sono io che valgo poco.
- E di che si tratta.... se non sono indiscreto?
- Si tratta di far capire le mie ragioni agli altri: al pi gran numero di gente che si pu. Seminare, propagare odio intenso contro la guerra... Non capisci l'importanza di tal opera per la causa umana? Ah, se domani tutta questa giovent ricusasse di marciare al macello... o se giunti gli eserciti di fronte, invece d'azzuffarsi si sbandassero! Quale cammino sulla strada della fratellanza!
- Quale cammino!... - sussurr Ernesto come un'eco. E rimase pensoso, col viso fra le palme, finch scuotendosi ad un tratto, ripigli: - Ma questo tuo lavoro non potresti farlo anche disertando? Nel paese mio, per esempio... Tu che conosci bene la lingua...
- Non basta. Paese straniero non tollera ci, fatto da stranieri. Se si trattasse soltanto di persecuzioni, vi sarei pronto; ma ti sfrattano e buona notte! Nel paese proprio, ti devono invece tollerare per forza. Ti condannano,  vero sovente; ma a pena espiata, puoi ricominciare. Sfrattarti non possono.
- E tu credi che verr un giorno in cui la truppa ricuser di sparare... in cui non vi saranno pi guerre?
- Verr. I tempi cambiano, la gente apre gli occhi.
- Ne occorrer del tempo!
- Senza dubbio.
- E le parole non bastano: ci vorrebbero degli esempi.
Sembrava che la battaglia volgesse al termine; il cupo rombo del cannone non si sentiva pi che a radi intervalli, come di scariche isolate, e gi, molto lontano, sempre pi a sinistra. Il sole s'abbassava sull'orizzonte; l'ombra proiettata dalle soprastanti alture era gi scesa sulla spaccatura in cui erano riparati i due giovani.
- Ed ora che cosa faremo?
S'erano alzati, ed aggrappandosi agli arbusti e serpeggiando fra cespugli e fra macigni, guadagnarono a fatica le cresta dell'alta ripa.
Non ebbero a fare un gran tratto di strada per giungere in vista del sito in sui s'erano svolte le fasi della battaglia fino al momento nel quale Ernesto era rotolato abbasso.
Ora, dall'alto d'un poggio dominante il teatro della lotta, muti di raccapriccio, osservavano lontano le ultime fasi dell'immane tragedia.
L'azione volgeva al termine. Gi gi, dai monti dirimpetto si sollevavano lenti e radi pennacchi di fumo bianchiccio: nere masse formicolavano all'estremo limite della pianura, scomparendo a poco a poco fra le gole dei monti, in evidente ritirata; numerose batterie di cannoni attraversavano rapide in lunghe file la campagna e prendevano posizione pi avanti; convogli di munizioni, di provvigioni sbucavano dalle strade turtuose, dietro i reggimenti vincitori che avanzavano coprendo letteralmente di grandi macchie brune moventi tutto un lato del piano.
Poco lungi, sopra un casolare isolato, sventolava la bandiera della Croce Rossa; a destra, lontano, un villaggio ardeva.
E qual desolazione tutto all'intorno! Alberi spezzati, vigneti divelti, messi calpeste, tuguri sfondati; un ciclone colossale, una mostruosa valanga, una tremenda fiumana non avrebbero potuto seminar tanta strage... E fra le zolle dei campi, attraverso i filari di viti, a ridosso delle siepi e dei cespugli, sulle strade e pei viottoli, nel piano come lungo i pendii, dappertutto dove giungeva la vista, scorgevansi corpi umani orrendamente mutilati, quali stecchiti nel supremo abbandono della morte, quali striscianti, altri malamente reggentisi carponi... Gemiti lamentevoli giungevano fino agli spettatori, mentre fra i pezzi d'artiglieria resi inservibili, fra i cassoni sventrati, le ruote infrante, i mille oggetti d'equipaggiamento sparsi a terra, le carogne dei cavalli, le salme degli uomini, s'aggiravano silenziosi i volontari della Croce Rossa, simili a laboriose formiche intente al salvataggio dei foraggi in mezzo alle rovine delle loro distrutte abitazioni.
E il sole, lambendo le vette dietro le quali stava ormai per celarsi, illuminava coi caldi suoi torrenti di luce quell'orrendo carnaio!... E il cielo rideva, appena velato nella sua limpidezza dai vapori sprigionati dai nefandi strumenti di morte che i due eserciti, nella pianura ferace, manovravano contro l'un l'altro!... E - ora che i colpi imperversati tutta la giornata andavano cessando - gli augelli tornavano a gorgheggiare tra le fronde, godendosi le carezze della brezza vespertina!
Soltanto gli uomini, questi re dell'universo, queste immagini di dio, si dilaniavano a morte, posseduti dal torvo demone della strage!
Ah! uomo, uomo...
- Mutilar la gente per curarla poi... - mormor Ernesto quasi resto a rompere il silenzio - quale ironia!
E d'una mano accennava l'ospedale ambulante acquartierato nella non lontana casupola solitaria, protetto dal bianco bandierone fluttuante sul quale spiccava in rosso una gran croce.
Il compagno suo non aveva ancor pronunciato sillaba; ritto, immobile, con una fiamma cupa negli occhi grigi abbracciava d'un solo sguardo la scena, muto, come concentrato in una idea fissa.
Ad un tratto parl; sembrava discorrere fra s; la voce era profonda, appena articolata.
- Ecco la guerra - disse. - La guerra!... stragi, rovine, massacri. Le pi ridenti campagne sconvolte... le pi floride citt distrutte... bombardate le coste pi amene, sgozzato il fiore dell'umanit. Perch...? Perch la patria  in pericolo, dicono. Per che cosa...? Per l'onore della bandiera, rispondono. Ah patria, ah bandiera, se foste esseri viventi, come fareste voi giustizia di chi, nel proprio interesse, scatena migliaia di uomini a portare la distruzione e seminar la morte pel mondo! Ecco, l'ho sott'occhio lo spettacolo d'una battaglia; ne ho seguito fase per fase lo svolgimento... ora ne contemplo l'epilogo... Ahi, vista orrenda!
Si coperse un istante gli occhi con le palme aperte, quasi a sottrarsi allo straziante spettacolo e prosegu:
- Eppur domani il telegrafo avr sparso ai quattro punti del globo la narrazione di questi orrori, chiamati "glorie patrie"; migliaia di giornali la riprodurranno ornandola di fronzoli "patriottici", arricchendola di tirate guerrafondaie; milioni d'esseri umani la leggeranno commentandola in un delirio di fanatismo.
E ognuno s'estasier per le brillanti cariche, gli eroici assalti: nei caff, gli sfaccendati applaudiranno il tiro infallibile degli artiglieri, brinderanno alle pi orribili ecatombi, decreteranno l'onore della loro ammirazione a chi avr ammazzato un maggior numero di nemici. Le ragazze sospireranno sempre pi dietro alle uniformi, dalla signorina clorotica in estasi attorno ad un tenentucolo fino alla paffuta servente in deliquio nelle braccia d'un fantaccino. In casa, dopo cena, il brizzolato pap andr illustrando agli attenti marmocchi le notizie telegrafiche, aiutandosi con la evocazione delle sue campagne... alle quali non sempre avr partecipato. Nelle scuole, il maestro parler, con la sua voce nasale, d'amor patrio e di sentimento d'orgoglio nazionale: esporr litografie raffiguranti battaglie e rese, insegner poesie bellicose nonch esercizi ginnastici destinati a sviluppar le tenere membra, non tanto per renderle adatte all'opra feconda di produzione, quanto per addestrarle a quella nefanda di distruzione... E i nostri giovinetti, fanatizzati, mistificati, sogneranno guerre, stragi e conquiste. Ma non importa; la morale parler nello stesso tempo d'umanesimo, di fratellanza, d'amore: insegner che la vita umana  sacra... Ah, vengano, vengano qui i guerrieri da tavolino, gli educatori, i maestri!... vengano a cantar le glorie e le bellezze della guerra, al cospetto di questo spettacolo!
Il sole era sparito; gli ultimi colpi di cannone, cessati. La sera calava.
Ernesto si scosse e - dato un ultimo sguardo da trasognato alla scena orrenda che il crepuscolo andava ormai ricoprendo - si scost, ritraendosi per cercare il sentiero che menava al basso.
- E ora che cosa faremo? - torn a interrogare il compagno, riaccostandolo e in atto di trattenerlo.
Ernesto lo fiss, calmo, trasfigurato; e con un gesto ampio solenne, in atteggiamento profetico sclam:
- Le parole non bastano: ci vogliono gli esempi...
- Bisogna vivere per preparare la strada agli altri...
- Bisogna morire per additargliela.
E s'allontan d'un passo rapido nell'ombra crescente, inondata l'anima d'un sogno luminoso, d'una estasi di martirio.

6.
"Mamma,
"Ieri mi sono trovato, per la prima volta, in azione. Ma non ho ucciso, non ho sparato: e sono sano e salvo.
"Eppure, quando leggerai queste linee, io non ci sar pi.
"Perdonami, madre adorata!
"Quando, pochi momenti avanti la partenza, mi desti, piangendo, l'ultimo bacio, lo sapevi che camminavo verso un rischio di morte e vi eri rassegnata; e, fra i singhiozzi, mi dicesti: "Non esser tristo, Ernesto... non esser vile!"
"Mi son trovato ieri, durante parecchie ore, nel fervor della mischia, esposto a tutti i pericoli degli assalti. Non fui n vile n cattivo, te lo giuro quantunque, ti assicuro, a certi momenti, in guerra, non si possa garantire di s.
"Mamma, nella mia mente, sino a ieri confusa,  balenato un raggio di luce... Non intravvedi, tu, una vita di uomini fatti fratelli...? Una vita in cui siano spenti gli odii secolari di razza, resi comuni gl'interessi che oggi, antagonistici, sono cagion d'ogni male? Una vita da viversi felice, all'indomani del giorno in cui i militi d'eserciti schierati contro l'un l'altro per la lotta fratricida spezzino l'arme, si stendano le braccia?
"Qual giorno sublime, quello, per l'umanit!
Ebbene, mamma, quel giorno bisogna prepararlo: sopratutto, prepararlo con l'esempio delle azioni. La parola non basta.
"Tu mi hai parlato, fin dalla mia infanzia pi tenera, del mite Ges che volle morire in croce per la salvezza del genere umano. Leggenda, pietosa leggenda, che voi madri considerate vera. E quante di voi, lo so, invidiano la gran madre Maria per avere messo al mondo un tal figlio!...
"E quanti, d'allora in poi, hanno salito il martirio per lenire le pene dei loro simili!
"Perch io, quantunque umile fra gli umili, meschino - oh quanto!... - fra i meschini, non dovrei fare quello che sta in me, nel medesimo intento d'altrui salvezza?
"Costretto a essere un ingranaggio dell'orrido congegno di distruzione e di morte, mi ribello; e sorgo, nell'alba di un'era nuova, per essere partecipe d'un sublime congegno di ricostruzione, di vita.
"Domani il mio reggimento dove riprendere l'avanzata, deve avventarsi di nuovo sul nemico ieri sconfitto... Ma io non ho nemici nel mondo! Non ho gente da vincere!
"Mi rifiuter dunque d'attaccare, d'ammazzare; getter l'arme lungi da me, e ne spiegher i motivi.
"Sar solo a farlo: e verr fucilato.
"Morir si deve: almen si muoia rendendoci utili.
"Sar solo... Ma non invano avr agito cos. Un atto, un esempio offerto l, sul campo, in cospetto della tragedia alla quale non posso pi assistere passivo e complice, vibrer nel cuore dei generosi. I tempi matureranno: la messe, fecondata dal nostro martirio, biondegger finalmente. Allora, dieci, mille, diecimila tutti faranno quello che avr fatto io... e non li fucileranno pi.
"La buona causa avr vinto.
"E tu, mamma santa, che mi parlasti sempre con infinita tenerezza del sacrificio di Ges, con animo di donna, saprai rassegnarti al mio.
"Mamma, mamma!... sino all'istante supremo avr la tua dolce immagine nel pensiero, il nome tuo venerato sul labbro. Addio ... ERNESTO."
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FINE.